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La mano della Luna: non appena è giunta, sei salita sul palmo, non piangere m'hai detto... Sotto un sole fatato, tenevi una calla in mano, incantevole sentiero per una formica smarrita. Nascosto ora è il sole, non ha più magia, e io sono uno sciocco: una poesia, Mamma, volevo scriverti per renderti eterna... Chi, come te, ha amato di un amore radioso, puro, sonante, non ha bisogno di poesie... è neve soffice, candida, immacolata; è notte d'incanto, dolce e trapunta di stelle, suono di festose campane; è fiume lucente, striscia d'argento tra le parole Eterno Amore. |
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C'è un'altra vita dietro questa folle corsa di solitudini, dietro questo simulacro di abbracci teneri. Ci deve essere. Il senso non sta nel fulgore dei petali, ma nel vento che li trascina nei secoli, essenza che nulla ha, e nulla brama. Tra cent'anni, potrai trovarmi in un'onda, lontana dalla mia tomba: non sarò che pura essenza, abbandono senza più distacchi. |
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Se qualcuno, sulla soglia di un'alba divina, giungesse ai misteri dell'anima, saprebbe perchè fisso un rivolo di luce nel soffitto crepato. Se tu, sulla soglia di un'alba inventata, giungessi con amore ai miei meandri, quel rivolo diverrebbe mare in tempesta, e ogni cosa, anche la morte, in quell'odore dolce d'infinito, avrebbe senso. |
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Il silenzio a me caro, non posso lasciarti che quello... e non confonderlo ti prego con l'indifferenza, l'ipocrisia o la superbia di tutti e d'ogni giorno… A me mancano le parole, sono mancate sempre ma il mio, ti giuro mentre mordo la polvere, è amore. |
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continuo a sfogliare col guanto rammendato stupide poesie d'amore mentre stelle di carta brillano sulla città dormiente sono le due sono stanco confuso e una lampada è andata sono le due ma che importa ? come l'una come mezzanotte come tutte le ore, io non so far nulla fuorché amarti |
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Caro compagno di notti insonni, mi aspetta una rinfrescante granita al limone, tra un po' ti lascio e andrò da lei. Il nuovo vestito che ti ho donato e che hai indosso è una meraviglia, non ho mai visto qualcosa di così bello. Ieri ho navigato mari sconosciuti e quell' immagine che ora ti appartiene di acque calme al crepuscolo mi ha travolto e carezzato il cuore. Una dolce frenesia si è impadronita di me: devo subito donarlo al mio amico ho pensato, devo vestirlo di quella serenità e armonia che a me sfugge dall'alba al tramonto. Guardarti mentre mi sussurri le parole dolci di non so quale canzone, forse non colmerà il vuoto delle mie giornate ma ti giuro, ti giuro mi aiuta a sentirmi meno solo. E non chiedermi cosa sia la solitudine, ti prego non farlo, perchè m'ingarbuglierei, non saprei nemmeno risponderti. Ho tante persone attorno, ad alcune voglio un bene dell'anima e so che anche loro me ne vogliono, ciononostante mi sento lontano anni luce da tutto e tutti, così diverso da stare male anche per un nulla. Ieri ho scritto a una persona a cui tengo molto, anche se a volte, confesso, non riesco a capirla: mi sono fermato per un attimo perchè mi doleva il polso ed è stato allora che mi sono accorto che un'altra lampadina si era fulminata nella mia angusta stanza... La luce era così flebile... Gesù pareva guardarmi dalla parete di fronte ed io in un primo momento ho abbassato gli occhi, ma poi li ho alzati di nuovo... Erano secoli che non lo facevo, ho pregato per me e per tutti quelli che amo, ho guardato follemente la lampadina sperando che tornasse a far luce, ma sono rinsavito in un baleno: i miracoli, ho pensato, non sono mai così sfrontati. Eppure accadono, ne sono sicuro. Forse bisogna solo meritarseli, farsi guidare da quello spirito puro e amorevole che ognuno tiene ben nascosto dentro di sè. Non è mai facile, d'accordo, mettersi a nudo di fronte al prossimo, ma se non si rischia mai il cuore s'inaridisce istante dopo istante, fino a diventare marmo e dai nostri pugni aperti quell'alito di vento fresco che prima o poi verrà potrà smuovere solo cenere. Ho ancora ventinove anni e voglio cogliere della vita ogni sfumatura, ogni respiro, voglio trovare verso le cose quell'impeto tenero di una volta... e se adesso questo insano mondo mi nasconde i suoi colori, vuol dire che non sono stato bravo a cercare cos'è che li copre...
Ho mangiato la granita ed eccomi qui. Mi piace stare davanti a te, mi piace perchè fai riaffiorare l'unica parte di me che sono riuscito ad amare in questi anni e che ai più resta nascosta. Parlandoti, confessandoti i miei segreti ho imparato molte cose e tra queste che non bisogna mai giudicare nessuno. L'apparenza non è mai buona consigliera, chissà cosa penserà di me il fornaio che non riesco mai a guardare negli occhi e salutare, di certo penserà che io sia un pallone gonfiato e che mi dia delle arie. E non sa, non può sapere che ho un cuore ...di burro, che faccio fatica perfino a parlare con la gente e a guardarla in faccia. Non sa della nebbia che ingoia i miei pensieri, dei voli dell'anima e dei numerosi atterraggi sul fango. La vita è strana e non fornisce quasi mai elementi sufficienti per permetterti di giudicare una persona, di scoprirla per quello che in realtà è. Siamo come un puzzle, i pezzi spesso sono migliaia e ciascuno di noi, dentro, ha le sue zone d'ombra. Ho appena messo la borsa di ghiaccio sulla caviglia; dopo un mese e quindici giorni è ancora gonfia, è diventata un tormento... In queste condizioni non posso nemmeno giocare a pallone ed io invece ora più che mai ne ho bisogno, è la mia seconda valvola di sfogo dopo la scrittura, mi permette di scaricare la tensione e per una oretta buona di non pensare più a nulla. Un compagno di squadra mi ha consigliato di andare dall'ortopedico, credo che lo farò, ho l'impressione che il mio dottore prenda tutto troppo alla leggera. Mentre ti scrivo è arrivato uno squillo della mia amica; sento che tiene a me veramente, è una delle poche cose belle che ho incontrato sulla mia strada in questi ultimi, sofferti anni. A volte la sento smarrita quasi quanto me, sento in lei tanto bisogno d'affetto e se ne meriterebbe vagonate piene, di questo ne sono certo, perchè a differenza di ciò che lei stessa crede, il suo cuore è grande e batte così forte che riesco a sentirlo pure da casa mia. La vita va presa in un certo modo e forse nè io nè lei ancora abbiamo scoperto qual è. Credevo di averla chiusa la finestra ma evidentemente non ho stretto bene la maniglia, è bastato un soffio di vento per aprirla: un lungo lenzuolo candido svolazza sul balcone arrugginito, il gatto color cenere come al solito fa l'equilibrista sulla ringhiera, solo a guardarlo mi vengono le vertigini. Forse non ti ho detto mai che in campagna di gatti ne ho sei; i mici li adoro, mi piace essere circondato da loro perchè un po' mi assomigliano, con quell'aria svogliata e pigra, sempre dietro a una foglia, a un legnetto o a un tappo di bottiglia per inventarsi un gioco e saltare come palle pazze da un posto all' altro. Tra circa una settimana dovrò lasciarti mio caro amico per andare in campagna, e non ti nascondo le mie paure; paura di patire di più la solitudine, di chiudermi ancora di più, se è possibile, in me stesso, paura di dovermi scontrare di nuovo con quella bestia che chiamano depressione... E’ stata dura, veramente dura la prima volta che l'ho incontrata, ed anche se ne sono uscito vivo una parte del mio cuore non c'è più, l'ho lasciata negli occhi di mia madre che piangeva per me, in quelli sempre severi di mio padre che mi guardava e m'incitava silenziosamente a non mollare, occhi che dicevano "dai , mangia qualcosa e combatti". E' stata una bella lotta tra me e la bestia, mi ha sbranato un pezzo d'anima, ma la prima grande battaglia l'ho vinta io. Altre volte l'ho incontrata da allora, ma è stato più un mordi e fuggi, come se la maledetta volesse prima tastare il terreno e poi sferrarmi l'attacco finale. Ho poche frecce al mio arco, e la volontà di lottare fino a che avrò forza.
Fermo il cd di Baglioni, ti lascio caro pc. Ma prima un ultimo sguardo alle acque quiete del tuo desktop. |
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Caro compagno di notti insonni, non mi aspetta nessuna rinfrescante granita al limone, quindi stavolta non ti lascio, devi farmi compagnia in questa lunga e ventosa notte d'Autunno. Hai ragione a rimanere in silenzio: da anni non ti regalo un bel vestito, che richiami quel fruscio di acque limpide e pure d'un tempo. Ma se vuoi un crepuscolo incantevole, non devi fare molto: ti basta specchiarti in me, nelle mie solitudini, guardare i solchi profondi scavati nella fragilità del mio animo. Quant' acqua c'è piovuta dentro! E quante persone ci sono annegate: lei che mi ha illuso, che ha soffiato sull’immenso castello di carte del mio sogno; quei fottuti dottori che scrivevano della loro indifferenza mentre mia madre se ne andava alzando un dito e pregandomi di non piangere. E' tutto tuo questo mare, che non brilla e sbatte sugli scogli infiniti della mente, senza volere e chiedere più nulla. Nessun miracolo è avvenuto dall'ultima volta che ti ho scritto, nemmeno per mia madre, l'unica persona al mondo che lo meritava e che ho conosciuto davvero. Il resto del mondo è sfuggente, come me, rintanato in un angolo buio e inaccessibile, dietro un' ipocrisia sempre più tacita e imperante, dietro sorrisi fallaci, a mascherare fragilità e vergogne più comuni di quanto si pensi. L'unico colore che ho visto e che avrò per sempre dinanzi agli occhi, pur cercandone con tutto me stesso altri, è quello legato al sacrificio, quel sacrificio di cui i ragazzi di oggi non sono capaci, attinto alla fonte di un amore a trecentosessanta gradi. Mia Madre. Il dipinto nero sulla parete dello stadio della mia città, che tra un po' abbatteranno. I giochi sono finiti: nessun gatto fa l'equilibrista sulla ringhiera, adesso lo faccio io, al buio, e il mio non cadere mai sarà la mia segreta maledizione. |
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Sfioro le tue cinque punte e confesso: mentre dormivi, m'è scivolata una lacrima sotto, fino al cielo. Per motivi diversi ad altri è scivolata e il cielo ora è un lago, uno specchio meraviglioso, e la stella il tuo riflesso.
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Per la pioggia lieve che all'alba del sogno udimmo assieme. Tremo. Per lo specchio dei tuoi occhi grandi . Tremo ancora. Per le nostre anime inquiete fuse in una gioia sola. |
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Una lacrima di gioia tra i tuoi seni nivei questo sarò e non dovrò scrivere più niente in una cesta di nuvole non servirà Radioso ruscello sul respiro amato sarò il peccato la purezza, l'abbandono Sorridimi posami sul palmo metà del tuo sogno Dalle mie labbra lo riavrai per intero |
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Alba gelida: nella tazza che ride il primo caffé. |
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Si sorprende se le ombre avvolgono una spiga dorata, dorme vivendo su fresche abitudini, cerca un sogno di stelle, due occhi e un lago profondo nel quale specchiarsi. Vuole un cuore grande da abitare e non sa dove andarlo a cercare. Scrivo queste righe sulla gente in una notte senza voce e immagino la mia città rubata dalla neve, pura e limpida sconosciuta; le cose più belle potrei scrivere con le dita sulla strada di un amico sdraiato in un pensiero che mai andrà perduto. La neve, magico candore... su di lei potrei lasciarmi andare, mentre mia madre sogna, e corre nel sonno i suoi campi fioriti. |
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Lembi di cielo i tuoi occhi sulle rose. Ed eri neve. |
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Spazzerà via le ombre...
Un sogno m'ha detto che sulla rosa infangata, sull'ala recisa ai confini del cuore, un soffio di luce dalle stelle cadrà ………………..
e nel profumo del mare al collo avrò le tue braccia. |
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Dormire per giorni, per anni, nel sonno udire le voci più care... Risvegliarsi, ritrovarsi di nuovo e per sempre bambino e, disteso, sentire il respiro di chi ti ama eterno e vicino. |
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Quando riposo, quando vago e penso a straziarmi il tuo bacio nel vento riaffiora. E allora, solo allora avvolgo nel lenzuolo caduto al crepuscolo le mie ali di carta. |
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Credo che nessuno muoia credo che l’anima in realtà divenga un’ombra e al culmine del suo vagare si adagi ai piedi d’un fiore non visto. Quei fiori gialli di cui son piene le campagne quando fai ritorno a casa e vorresti che lei esistesse. |
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ore otto: l’oca del mercatino delle pulci ha riso della mia timidezza battendo sulla sudicia tastiera quanti buchi hanno le mie tasche e io tornando a casa ho pensato, che batterebbe meglio in strada, accanto al lampione rotto dalla mia mano. |
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